L’attuale scenario climatico, caratterizzato da inverni mediamente più miti, ha favorito una sensibile espansione dell’areale della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), un lepidottero defogliatore che rappresenta una criticità nella gestione del verde pubblico e privato. Sebbene la sopravvivenza delle conifere ospiti — principalmente pino nero, silvestre e marittimo — non sia solitamente compromessa in modo diretto dalla defogliazione, l’indebolimento fisiologico rende le alberature suscettibili ad attacchi secondari di patogeni opportunisti, come i coleotteri scolitidi. In entomologia forestale, gli scolitidi sono definiti parassiti di debolezza, significa che, in condizioni normali, una pianta sana è in grado di difendersi dai loro attacchi attraverso l’emissione di resina, che “annega” gli insetti mentre tentano di penetrare la corteccia. Quando un albero viene indebolito da intense defogliazioni causate dalla processionaria, le sue difese immunitarie e la pressione osmotica calano drasticamente, così la pianta non è più in grado di produrre resina a sufficienza, diventando un bersaglio facile per la colonizzazione degli scolitidi.

La comprensione del ciclo fenologico della processionaria del pino è il presupposto indispensabile per una difesa efficace che superi la logica dell’intervento d’emergenza.
L’insetto compie una sola generazione all’anno. Gli adulti, farfalle crepuscolari di colore grigio, con corpo tozzo e peloso e un’apertura alare di 30–40 mm, sfarfallano tra giugno e settembre, con picco nel mese di luglio. Dopo l’accoppiamento, le femmine fecondate depongono 100–200 uova, disposte in manicotti attorno agli aghi di pino.
Dopo circa 30 giorni avviene la schiusa. Le larve attraversano cinque stadi larvali; con l’avanzare dell’autunno costruiscono i primi nidi dall’aspetto lanuginoso in prossimità delle ovature; all’inizio dell’inverno formano poi un vistoso nido sericeo, all’interno del quale trascorrono lo svernamento.
Tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile, in base alle condizioni climatiche, le larve mature abbandonano il nido e, muovendosi in caratteristica “processione”, si interrano nel terreno per incrisalidarsi. Dalle crisalidi emergeranno gli adulti della nuova generazione.
Studi recenti hanno evidenziato che la diapausa allo stadio di crisalide può protrarsi anche per più anni, prolungando così il ciclo biologico.
È proprio nella finestra temporale tra febbraio e aprile che la gestione professionale deve integrare la diagnostica predittiva per calibrare i tempi d’azione: sebbene la rimozione meccanica dei nidi sia risolutiva durante il picco del freddo invernale (dicembre-febbraio), l’applicazione di trappole ad intercettazione meccanica sul tronco diventa lo strumento principe nel periodo pre-discesa. Questi dispositivi permettono di bloccare fisicamente le processioni dirette al suolo, convogliando le larve in contenitori di raccolta stagni.

Tuttavia, la vera sfida per il professionista del pest management non è solo agronomica, ma prettamente sanitaria: dalla terza età larvale in poi, la processionaria sviluppa migliaia di peli urticanti contenenti taumetopeina, una proteina termolabile capace di scatenare gravi reazioni infiammatorie, dermatiti e shock anafilattici in soggetti sensibili. La dispersione di questi peli nell’ambiente, favorita dal vento e dalla stessa attività motoria delle larve durante la fase di discesa al suolo (la cosiddetta fase di “processione”), rende potenzialmente pericolose intere aree urbane e parchi, anche in assenza di contatto diretto.
Nel rispetto del Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, l’endoterapia si configura come una tecnica particolarmente indicata nei contesti urbani e ad alta frequentazione.
Il trattamento avviene mediante piccole iniezioni nel tronco, attraverso le quali il principio attivo viene immesso direttamente nel sistema vascolare della pianta (xilema). Da qui si distribuisce in modo sistemico verso la chioma, raggiungendo gli organi bersaglio senza dispersione nell’aria. Questo consente di:
- Azzerare la deriva tipica dei trattamenti aerei o per irrorazione;
- Salvaguardare la salute di cittadini, animali domestici e insetti utili;
- Garantire una maggiore precisione del dosaggio;
- Prolungare l’efficacia nel tempo grazie alla protezione interna della pianta.
L’endoterapia non sostituisce le altre misure di controllo, ma le integra. È uno strumento tecnico che trova la sua massima efficacia quando inserito in un piano di gestione che comprenda monitoraggio, interventi meccanici e corretta programmazione stagionale.
La gestione della processionaria non può essere improvvisata né affidata a soluzioni estemporanee, soprattutto in caso di emergenza. Serve una visione tecnica che coniughi biologia dell’insetto, tutela sanitaria e sostenibilità ambientale. Solo attraverso un approccio integrato — preventivo prima ancora che reattivo — è possibile proteggere le alberature e, al tempo stesso, garantire la sicurezza degli spazi pubblici e privati.

