Quando pensiamo a una colonia di formiche, l’immagine che ci viene in mente è sempre la stessa: una regina che depone uova senza sosta, protetta e servita da un esercito di operaie sterili pronte a tutto pur di garantirle una vita lunga e prospera. È un modello che conosciamo bene, quasi una monarchia in miniatura scolpita nella natura.
Solitamente, se muore la formica regina, la colonia perde la capacità di produrre nuove uova. Di conseguenza, il formicaio è destinato a spegnersi lentamente nel giro di poche settimane o mesi, man mano che le formiche operaie adulte muoiono, senza nuovi ricambi. Nessuna nuova larva viene generata perché la regina è l’unica femmina fertile; inoltre, senza i feromoni della regina, le operaie perdono la loro guida organizzativa.
Ma esiste un piccolo gruppo di specie — meno dell’1% delle circa 14.000 specie conosciute — che rovescia completamente questa regola. Sono le cosiddette formiche senza regina (queenless ant), e le loro società seguono dinamiche tanto affascinanti quanto spietate. In questo articolo raccontiamo, in versione semplificata, cosa succede all’interno di una colonia di Diacamma indicum, quando la loro “regina” muore.

Diacamma indicum sono formiche native del subcontinente indiano, chiamate anche “formiche indiane senza regina” secondo la traduzione del loro nome inglese. Nelle formiche Diacamma la casta della regina, in senso stretto, non esiste. Al suo posto c’è un’unica casta di lavoratrici, chiamata gamergate: femmine operaie che, in teoria, sarebbero tutte fisicamente in grado di riprodursi. Il condizionale è d’obbligo, perché nella pratica a riprodursi è sempre e soltanto un’unica formica per colonia, che di fatto svolge lo stesso ruolo di una regina “tradizionale” pur non essendo nata con quel destino già scritto.
La nostra storia comincia in un momento delicato: la morte della regina e il vuoto di potere. La formica dominante della colonia è appena morta, fino a quel momento era stata l’unica a riprodursi, mentre tutte le sue sorelle e figlie adulte — pur essendo biologicamente capaci di farlo — non lo avevano mai fatto.
In una colonia “normale” l’assenza della regina sarebbe l’inizio della fine: senza nuove uova, non ci sono nuove operaie, e la colonia si estingue lentamente. Ma le ultime uova deposte dalla vecchia regina prima di morire sono ancora vive, si sono sviluppate in pupe e stanno per completare la metamorfosi. È qui che la storia prende una piega sorprendente: la battaglia delle giovani nate!
Non appena le pupe completano la metamorfosi, emergono come giovani formiche adulte, chiamate callow. E invece di integrarsi pacificamente nella colonia, cominciano a combattere ferocemente — non con le zie e le sorelle già adulte, ma esclusivamente tra loro, le nuove nate. Non si tratta di scontri mortali, pertanto nessuna callow viene uccisa. Il vero obiettivo della lotta è un altro, e molto più insidioso: mutilarsi a vicenda asportando le gemme toraciche, piccole strutture indispensabili per la maturazione sessuale e il futuro accoppiamento. Una formica privata delle gemme non potrà mai riprodursi, e — dettaglio cruciale — perderà immediatamente ogni istinto aggressivo.
Ecco svelato il mistero iniziale: la vecchia regina non era mai stata l’unica biologicamente capace di riprodursi, ma era l’unica ad aver vinto questa stessa battaglia, tempo prima, mutilando tutte le sue sorelle appena nate e sottomettendo l’intera colonia attraverso quell’unico atto.
La lotta tra le callow continua fino a quando resta una sola formica ancora dotata di gemme toraciche intatte. A quel punto lo scontro si esaurisce da sé: tutte le altre, ormai mutilate, hanno perso l’istinto combattivo e accettano il nuovo assetto della colonia. L’unica sopravvissuta con le gemme intatte diventerà la nuova “regina” della colonia. Una volta maturata, depone le sue prime uova — non fecondate, da cui nasceranno solo maschi. Successivamente si accoppierà con un maschio proveniente da un’altra colonia e, tornata a casa, comincerà finalmente a deporre uova fecondate: da queste nasceranno le nuove operaie.
Il dettaglio forse più sorprendente dell’intera vicenda riguarda proprio queste nuove operaie. Anche loro, una volta nate, dovranno essere private delle gemme toraciche — ma stavolta non è la madre a occuparsene direttamente, bensì le zie e sorelle adulte già presenti nella colonia.
E qui emerge un meccanismo di riconoscimento tanto semplice quanto efficace:
- Se a tentare la mutilazione di una giovane callow è una femmina adulta, la callow non oppone resistenza. Il messaggio implicito è chiaro: “il posto di regina è già occupato, non c’è motivo di lottare”;
- Se invece a tentare la mutilazione è un’altra callow (quindi coetanea, appena nata), la giovane formica si oppone e combatte. In questo caso il messaggio è opposto: “il trono è vacante, vale la pena contenderselo”.
In altre parole, la colonia ha sviluppato un sistema di autocontrollo in cui chiunque compia il gesto della mutilazione comunica automaticamente lo stato del potere all’interno del gruppo — senza bisogno di segnali chimici complessi o gerarchie visibili.
Perché questo comportamento è così interessante? Le dinamiche delle Diacamma dimostrano quanto l’evoluzione possa produrre soluzioni sorprendenti a un problema comune a tutti gli insetti sociali: chi si riproduce e chi no. Dove altre specie di formiche affidano questo ruolo a una casta specializzata fin dalla nascita (la regina), le Diacamma hanno sviluppato un sistema competitivo, quasi “meritocratico” nella sua brutalità, in cui il ruolo riproduttivo va conquistato fisicamente ogni volta che si libera.
Le colonie di Diacamma, così come le dinamiche sociali degli insetti in generale, restano oggetto di studio scientifico attivo — questo articolo ne racconta solo una versione semplificata, ma la letteratura sulle caste sociali degli imenotteri è molto più ampia e complessa.
Episodi come questo mostrano quanto siano sofisticate e resilienti le organizzazioni sociali delle formiche — e proprio per questo motivo intervenire in modo superficiale su un’infestazione raramente basta. Eliminare le operaie visibili in superficie, ad esempio, non risolve il problema se il nido resta intatto: come abbiamo visto, alcune specie sono in grado di rigenerare rapidamente la propria capacità riproduttiva anche in assenza di una regina “tradizionale”, rendendo l’infestazione più difficile da debellare con metodi fai-da-te.
Per questo, quando si tratta di gestire una colonia di formiche in casa o in giardino, capire la struttura sociale della specie coinvolta è il primo passo per un intervento realmente efficace — motivo per cui affidarsi a professionisti della disinfestazione, capaci di individuare il nido e agire alla radice del problema, fa spesso la differenza tra una soluzione temporanea e una definitiva.

